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Studi malattie dell’uvea a cura del dr. Giulio Modorati

La parola uveite è un termine descrittivo che definisce l’infiammazione intraoculare dell’uvea. Questo termine viene comunemente utilizzato per definire anche infiammazioni che riguardano altre strutture oculari oltre all’uvea vera e propria (sclera, cornea, retina ecc) ma che vengono incluse nelle “uveiti”.
Il
problema fondamentale dell’uveite è la diagnosi etiologica che va affrontata
con un metodo d’indagine rigoroso. Per eseguirlo ogni oculista segue un
proprio iter mentale che tuttavia si basa su dei principi uguali per tutti:
Anamnesi
Generale
Visita ed Anamnesi Oculistica
Ipotesi diagnostica
Richiesta
di Esami Diagnostici
Terapia
Rivalutazione Diagnostica e Terapeutica
L’anamnesi
generale deve essere accuratissima ed allo scopo di non dimenticare alcun
dettaglio vengono proposti dei questionari molto dettagliati che il paziente
dovrebbe compilare prima della visita oculistica.
Questa accuratezza, che allo stesso paziente può sembrare eccessiva, è invece
indispensabile per poter evidenziare sintomi o segni di patologie d’organo
correlabili all’uveite.
Visita ed Anamnesi Oculistica
La visita oculistica inizia con la
raccolta dell’anamnesi oculare completa e sulla dettagliata ricostruzione
storica dell’episodio uveitico e di eventuali altri pregressi problemi
oculistici.
I sintomi principali di una uveite sono variabili come intensità e durata in
funzione della sede e dell’intensità dell’infiammazione. I sintomi più
importanti sono il dolore, la fotofobia, la lacrimazione, il calo dell’acuità
visiva e la visione di corpi mobili vitreali.
Dopo la valutazione della massima acuità visiva, si prosegue con un attento
esame obiettivo alla lampada a fessura che consentirà di raccogliere dati
importanti sulle strutture oculari esterne (congiuntiva cornea e sclera)
eventualmente coinvolte dall’infiammazione.
Congiuntiva: La presenza di “rossore congiuntivale” deve essere distinta tra
l’iperemia congiuntivale superficiale tipica delle congiuntiviti (fini vasi
congiuntivali dilatati) dall’iniezione pericheratica determinata dalla
vasodilatazione dei vasi profondi (violacei) caratteristica delle uveiti.
Cornea: La cornea può essere la sede di partenza di infezioni acute e croniche
dell’occhio (cheratiti, cheratouveiti ecc.) e/o la sede in cui i prodotti
dell’infiammazione intraoculare, precipitati cheratici, si vanno a depositare.
La distribuzione, le dimensioni, l’età di questi precipitati corneali danno
numerose informazioni utili all’inquadramento diagnostico.
Sclera: Il guscio sclerale può essere partenza di processi infiammatori gravi
che lo colpiscono direttamente (sclerite) o meno gravi che interessano la
membrana episclerale che lo ricopre (episclerite).
Successivamente si valutano, sempre alla lampada a fessura, le strutture interne
della parte anteriore dell’occhio (camera anteriore, iride e cristallino).
Camera anteriore: L’uveite determina in camera anteriore la presenza di
prodotti dell’infiammazione, cellule e proteine, che vanno quantificate
durante ogni visita allo scopo di graduare lo stato dell’infiammazione.
Iride: L’iride è spesso sede di processi infiammatori granulomatosi (noduli
di Koeppe e di Busacca), di esiti di infezioni o infiammazioni (atrofia o
eterocromia) e/o di sinechie post-infiammatorie con il cristallino.
Cristallino: Il cristallino può presentare opacità legate alle caratteristiche
specifiche di quella forma di uveite o causate dalla terapia cronica con
steroide topico o sistemico.
Sempre alla lampada a fessura ed utilizzando delle lenti apposite, dopo
dilatazione massima della pupilla con gocce midriatiche,
si valutano le strutture interne oculari (corpi ciliari e pars plana,
vitreo, coroide, retina, vasi retinici e papilla ottica).
Corpi Ciliari e Pars Plana: Questa è la sede dell’uveite intermedia ed è
valutabile solo con pupilla dilatata e con una lente speciale alla lampada a
fessura. Si possono apprezzare, a livello vitreale, degli essudati rotondi (snow
ball) o placoidi (snow banks) e dei segni di vasculite retinica periferica.
Vitreo: La comparsa nel gel vitreale di cellule infiammatorie, di briglie
fibrose ed essudazioni può essere primitiva (vitreite) o secondaria ad
un’infiammazione del segmento posteriore dell’occhio.
Coroide: L’infiammazione della coroide (coroidite) è caratterizzata da
chiazze giallastre sottoretiniche a margini netti. La retina soprastante la
lesione può rimanere indenne o partecipare in un secondo tempo
all’infiammazione (corioretinite).
Retina: L’infiammazione retinica (la retinite) è caratterizzata da un’area
di sbiancamento retinico a margini non ben definiti con vasculite retinica
associata. Se l’infiammazione
interessa anche la coroide si parlerà di retinocoroidite. Una grave forma di
uveite essudativa può portare al distacco di retina con grave compromissione
della vista. In altre forme di uveite posteriore si ha invece la formazione
secondaria di neovasi sottoretinici maculari che vanno a complicare patologie
infiammatorie croniche.
Vasi Retinici: La vasculite è l’infiammazione delle pareti vascolari del
circolo retinico sia venoso (flebite) che arterioso (arterite). I vasi si
presentano lungo il loro decorso delle infiltrazioni biancastre. La vasculite può
presentarsi da sola o secondariamente a patologie della retina e della coroide.
Papilla Ottica: La papilla ottica può essere interessata direttamente da un
processo infiammatorio (papillite) o da una sua infiltrazione di tessuto
granulomatoso. Altre alterazioni della papilla ottica possono essere secondarie
ad ipotonia bulbare post-uveitica (edema della papilla ottica), ad un papillare
diretto (atrofia della papilla ottica).
Ipotesi diagnostiche:
L’oculista dopo aver eseguito
l’anamnesi generale, l’anamnesi oculare e la valutazione clinica del
paziente, ha in mano un insieme di dati preliminari importanti a cui devono
essere rielaborati ed incrociati tra di loro allo scopo di cominciare a
formulare delle ipotesi diagnostiche.
Inizialmente bisogna cercare di classificare l’uveite in funzione dei
parametri obiettivi ed anamnestici raccolti.
Classificazioni: Le uveiti vengono classificate utilizzando dei parametri
differenti: anatomici, clinici, etiologici o anatomopatologici. Nessuno di
questi soddisfa completamente le necessità d’inquadramento diagnostico ma
ognuna di queste classificazioni consente all’oculista di perseguire la
difficile arte della diagnosi differenziale.
Classificazione clinica: Sulla base dei tempi di insorgenza della malattia
oculare l’uveite può essere suddivisa in acuta (primo episodio di
durata inferiore alle 6 settimane) o cronica (durata superiore ai 6
mesi). Inoltre possiamo definire la gravità dell’uveite come lieve, media
o grave. Inoltre dobbiamo valutare se l’uveite è monolaterale o bilaterale.
Classificazione patologica: La divisione clinica delle uveiti dal punto di vista
patologico in granulomatose e non granulomatose non è semplice e
si basa sul rispetto di alcuni parametri clinico anamnestici. La forma
granulomatosa è in genere un uveite che inizia in maniera insidiosa ed è
tendenzialmente cronica. Anatomicamente le lesioni caratteristiche sono i
precipitati corneali a grasso di montone e l’eventuale presenza di lesioni
nodulari al segmento posteriore dell’occhio. Le forme non granulomatose
sono in genere uveiti acute, di breve durata caratterizzate soprattutto da
dolore e rossore oculare. I precipitati corneali sono piccoli e
l’interessamento al segmento posteriore è diffuso.
Classificazione anatomica: Le uveiti, da un punto di vista anatomico, vengono
divise in tre gruppi principali in funzione della parte anatomica interessata
dall’infiammazione o infezione che sia. Distinguiamo quindi le uveiti
anteriori, le intermedie e le posteriori. Le uveiti sono
definite anteriori quando si ha l’interessamento patologico del
segmento anteriore dell’occhio (cornea, iride, corpi ciliari). In particolare
si può definire irite se colpisce solo l’iride ed irido ciclite quando vi è
un interessamento dell’iride e dei corpi ciliari. La cheratite riguarda invece
solo l’infiammazione della cornea. Le uveiti vengono definite intermedie
quando l’infiammazione colpisce la parte posteriore dei corpi ciliari e
l’estrema periferia retinica, detta pars plana. Le uveiti sono definite posteriori
quando l’infiammazione è localizzata nel segmento posteriore dell’occhio.
In particolare a secondo della localizzazione iniziale dell’infezione si può
parlare di retinite, retinocoroidite, corioretinite o coroidite.
Infine si parla di panuveite quando la flogosi interessa
contemporaneamente tutti i segmenti del bulbo oculare.

Classificazione etiologica: La prima fondamentale suddivisione da eseguire è
tra uveite infettiva e uveite non infettiva. Questa prima e difficile
suddivisione è determinante per la scelta terapeutica. Le forme infettive sono
secondarie all’impianto di germi dall’esterno (forme esogene) o
dall’interno (forme endogene). Queste ultime possono essere secondarie ad
infezioni sistemiche o locali di virus, batteri, funghi e parassiti. Tra le
forme non infettive (forme endogene) esistono uveiti secondarie ad artriti e
malattie granulomatose. Altre forme di uveiti non infettive riguardano le forme
“idiopatiche” sia quelle inquadrabili in una sindrome specifica sia quelle
non inquadrabili in nessuna sindrome (25% del totale).
Associazione con malattie sistemiche:
Dopo aver classificato l’uveite ed
incrociato questi dati con l’anamnesi generale ed oculistica si potranno
formulare le prime ipotesi diagnostiche, richiedere esami strumentali ed
ematologici ed eventualmente iniziare un trattamento.
Richiesta di esami strumentali:
Gli esami strumentali ed ematologici
verranno richiesti in maniera mirata e molto selettiva sia per motivi economici
sia perché una pletora di esami inutili può fuorviare la diagnosi
differenziale. Bisogna sempre ricordare che lo scopo per cui si richiedono
ulteriori esami strumentali è quello di avvalorare o meno le ipotesi
diagnostiche precedentemente formulate. Gli esami vengono anche richiesti allo
scopo di valutare la fattibilità di alcune terapie sistemiche.
Gli esami minimi iniziali sono: Emocromo con formula, Funzionalità epatica,
Funzionalità renale, VES. A questi vanno aggiunti esami più specifici che la
storia clinica del paziente e la valutazione oculistica indicano come utili
approfondimenti (ANA, Ac. Anticardiolipina, ANCA, Fattore reumatoide, ACE,
Tipizzazione HLA totale, Test cutanei per TBC, Biopsie congiuntivali, Biopsie
ghiandole lacrimali, PCR su acqueo e vitreo, RX torace RX articolazioni sacro
iliache, Scintigrafia al Gallio ecc.). Altri esami di approfondimento e
documentazione riguardano l’aspetto prettamente oculistico della patologia (Fluorangiografia
retinica, Angiografia retinica con verde indocianina, Tomografia ottica a
radiazione Coerente, Ecografia oculare, Perimetria computerizzata ecc.).
Quindi l’oculista personalizzerà le richieste di accertamenti sulla base di
una prima classificazione eseguita (manifestazioni iniziali di uveite, uveite
anteriore ricorrente, uveite intermedia, uveite posteriore, retinite, vasculite,
sclerite) e solo successivamente ne richiederà degli altri se necessari.
Terapia:
Se il paziente è acuto o con grave
rischio di perdita di visus la terapia deve essere iniziata immediatamente.
Mentre nel caso di forme croniche o a lenta evoluzione si possono attendere i
risultati delle indagini strumentali o degli esami ematologici iniziali.
Prima di iniziare ogni trattamento bisogna porsi l’obiettivo da raggiungere ed
il tempo in cui si pensa ragionevolmente di ottenerlo. Gli obiettivi possono
essere così riassunti: Guarigione completa, scomparsa dall’infiammazione,
terapia o profilassi dell’EMC, riduzione del numero delle recidive
(profilassi). Un altro parametro da valutare è la necessità del trattamento
che si basa sul grado di infiammazione, sulla localizzazione della lesione,
sull’acuità visiva e sulla prognosi. La scelta di eseguire immediatamente o
no un trattamento dipenderà dal grado di infiammazione, dal grado di
infiammazione. La scelta della terapia si basa sulla precedente terapia
eseguita, sul numero di recidive, sulla mono o bilateralità delle lesioni,
sull’età del paziente e sulla sua compliance, sulla possibilità di poter
seguire il paziente e sugli effetti collaterali dei farmaci da usare.
Rivalutazione diagnostica e terapeutica:
La rivalutazione del paziente e la rimessa in discussione della diagnosi iniziale è un aspetto importante dell’approccio all’uveite. Una critica lettura degli esami richiesti, dei risultati terapeutici ottenuti, dell’ipotesi diagnostica iniziale devono essere sempre eseguiti ad ogni visita di controllo senza essere condizionati da diagnosi precedentemente eseguite.