Il collirio all’insulina è una terapia studiata per favorire la guarigione della cornea nei difetti epiteliali persistenti, nella cheratite neurotrofica e in alcune ulcere corneali che non rispondono ai trattamenti convenzionali. Per comprendere il funzionamento di questa terapia biologica, la giornalista Francesca Marotta ha intervistato il Professor Giulio Maria Modorati. Specialista in oftalmologia, esperto di uveite e occhio secco e founder del Centro Uveiti Milano. L'esperto spiega, con parole semplici, quando può essere utile, come agisce e perché deve essere sempre prescritta e controllata dall’oculista.
Quando la superficie dell’occhio subisce un danno profondo, la capacità di guarigione della cornea diventa essenziale per proteggere la vista. In alcune condizioni, però, questa riparazione naturale rallenta o si blocca. Può accadere nelle malattie croniche della superficie oculare, dopo infezioni, traumi, interventi chirurgici o quando i nervi della cornea non funzionano correttamente. In questi casi anche una piccola lesione può trasformarsi in un problema persistente. Tra le terapie oggi studiate con maggiore interesse c’è l’uso topico dell’insulina. Significa applicare l’insulina direttamente sull’occhio sotto forma di collirio, con l’obiettivo di sostenere i processi biologici di riparazione della cornea.
Intervista al Prof. Giulio Maria Modorati

Collirio all’insulina: che cos’è e perché può aiutare la cornea
Che cos’è il collirio all’insulina e perché viene usato per curare alcune lesioni della cornea?
Prof. Giulio Maria Modorati: «È una domanda legittima che molti pazienti si pongono. Oltre al suo fondamentale ruolo metabolico nel sangue, l’insulina agisce come un potente fattore di crescita per i tessuti. Sulla superficie oculare sono presenti specifici recettori per l’insulina. Quando questo ormone viene applicato in gocce, può stimolare direttamente la proliferazione, la migrazione e la sopravvivenza delle cellule epiteliali della cornea. [3, 4]
Per renderlo più semplice: le cellule della cornea hanno bisogno di segnali biologici per muoversi, moltiplicarsi e chiudere una ferita. L’insulina può contribuire a fornire alcuni di questi segnali. A livello cellulare attiva vie di comunicazione interne, tra cui PI3K ed ERK1/2. Queste vie sono coinvolte nella sopravvivenza e nella riparazione delle cellule. Alcuni studi suggeriscono anche un possibile ruolo nella rigenerazione dei nervi corneali danneggiati. In pratica, il collirio all’insulina non “copre” semplicemente la lesione. Può aiutare il tessuto a riattivare meccanismi di guarigione che in certe malattie risultano rallentati o compromessi. [3, 4, 6, 9, 10]».
Cheratite neurotrofica, difetti epiteliali persistenti e ulcere corneali: quando può servire
In quali malattie della cornea il collirio all’insulina può essere preso in considerazione?
Prof. Giulio Maria Modorati: «L’indicazione più importante è la cheratite neurotrofica. È una condizione in cui la cornea perde in parte la propria sensibilità, perché i nervi che la proteggono sono danneggiati. Questo può avvenire dopo infezioni erpetiche, traumi, interventi chirurgici o in presenza di alcune malattie sistemiche. Quando la cornea “sente” meno, anche gli stimoli che favoriscono lacrimazione, ammiccamento e riparazione dell’epitelio diventano meno efficaci. Il risultato è che una ferita superficiale può non chiudersi oppure può riaprirsi continuamente.
Per questo il collirio all’insulina viene preso in considerazione soprattutto nei difetti epiteliali persistenti e nelle ulcere corneali refrattarie, cioè nelle lesioni che non rispondono in modo adeguato ai trattamenti standard. Non è una terapia generica per ogni irritazione oculare, ma un’opzione specialistica per casi selezionati, in cui è necessario stimolare la riparazione biologica della superficie corneale.
I dati clinici disponibili sono incoraggianti, soprattutto nei casi più difficili. Una revisione sul ruolo dell’insulina topica nelle malattie della superficie oculare segnala risultati promettenti nei difetti epiteliali refrattari. La stessa revisione sottolinea però che servono studi più ampi e protocolli più uniformi. Uno studio pubblicato nel 2024 su difetti epiteliali persistenti ha osservato una riduzione significativa dell’area della ferita corneale in molti pazienti trattati. In altri lavori, condotti su cheratite neurotrofica dopo vitrectomia diabetica, la guarigione dell’epitelio è risultata più rapida nei pazienti trattati con insulina topica rispetto alle terapie conservative. Questi risultati non trasformano il collirio all’insulina in una soluzione valida per tutti. Ne confermano però il potenziale nei pazienti correttamente selezionati [2, 4, 7, 8, 9, 10]».
Il collirio all’insulina è sicuro? Rischi, diabete ed effetti collaterali
Il collirio all’insulina è sicuro anche nei pazienti diabetici? Può causare ipoglicemia?
Prof. Giulio Maria Modorati: «La sicurezza è uno dei punti più importanti da considerare. Negli studi clinici sono stati utilizzati diversi schemi di preparazione e dosaggio. Tra quelli più riportati vi è l’insulina topica a bassa concentrazione, ad esempio 1 UI/mL, instillata più volte al giorno, spesso quattro volte al giorno. In letteratura sono descritte anche concentrazioni e modalità di impiego differenti. Al momento, però, non esiste un protocollo universalmente standardizzato. Per questo concentrazione, frequenza e durata del trattamento devono essere stabilite dall’oculista e dalla farmacia galenica in base al singolo caso. [7, 8, 9, 10]
Gli studi clinici disponibili indicano che l’assorbimento sistemico dell’insulina applicata nell’occhio è molto basso. Nei pazienti osservati, non ha mostrato effetti clinicamente rilevanti sui livelli di glucosio nel sangue. Questo dato è rassicurante anche per i pazienti diabetici, ma non significa che il trattamento possa essere usato senza controllo medico. La sicurezza dipende dalla corretta indicazione, dalla concentrazione prescritta, dalla preparazione sterile e dal monitoraggio dell’oculista. Gli effetti indesiderati descritti sono in genere lievi e transitori. Possono includere bruciore momentaneo, fastidio oculare o lieve arrossamento dopo l’instillazione [1, 7, 8, 9]».
Preparazione galenica e conservazione del collirio all’insulina
Come si prepara il collirio all’insulina e come deve essere conservato a casa?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Il collirio all’insulina non si acquista come un normale collirio da banco. È una preparazione galenica magistrale. Viene cioè realizzato da una farmacia specializzata sulla base di una prescrizione medica personalizzata. Questo passaggio è fondamentale, perché il prodotto deve essere preparato in condizioni di sterilità. Anche concentrazione, veicolo e modalità di conservazione devono essere stabiliti in modo preciso.
A casa il paziente deve seguire con attenzione le istruzioni ricevute. Di solito il flaconcino in uso va conservato in frigorifero, tra 2 °C e 8 °C. Deve inoltre essere utilizzato entro il periodo indicato dalla farmacia preparatrice. È importante lavare le mani prima dell’instillazione, non toccare l’occhio o le ciglia con il contagocce e richiudere subito il flacone. Queste regole non sono complicate, ma sono essenziali per mantenere il collirio efficace e ridurre il rischio di contaminazioni».
Collirio all’insulina o siero autologo: differenze e possibili vantaggi
Quali sono le differenze tra collirio all’insulina, siero autologo e altri trattamenti rigenerativi per la cornea?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Il siero autologo è una delle opzioni rigenerative utilizzate nei difetti epiteliali persistenti e nelle ulcere corneali complesse, ma presenta limiti pratici: richiede un prelievo di sangue dal paziente, la centrifugazione in strutture autorizzate e una catena del freddo rigorosa.
Il collirio all’insulina è interessante perché può essere preparato in modo più standardizzabile. In molti casi può essere anche più semplice da gestire rispetto ai derivati ematici. Dal punto di vista clinico, le evidenze disponibili suggeriscono un possibile beneficio nei difetti epiteliali neurotrofici e persistenti. Dal punto di vista economico e logistico, può rappresentare un’alternativa favorevole in contesti selezionati. Questo vale soprattutto quando altri trattamenti sono difficili da organizzare o molto costosi. La scelta, però, deve sempre essere personalizzata: non esiste una terapia migliore in assoluto, ma la terapia più adatta al singolo paziente e alla gravità della lesione [5, 9, 10]».
Lesioni corneali che non guariscono: quando rivolgersi allo specialista
Cosa deve fare un paziente con una lesione corneale persistente o una cheratite cronica che non migliora?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Il messaggio principale è di non rassegnarsi e di non aspettare troppo. Una lesione corneale che non guarisce non va considerata un semplice fastidio. Se persiste, può approfondirsi e compromettere strutture importanti della cornea. Oggi abbiamo a disposizione strumenti diagnostici e terapie biologiche che permettono di valutare meglio la superficie oculare. Questo rende possibile intervenire in modo più mirato. Il collirio all’insulina rientra in questo approccio: non sostituisce la diagnosi specialistica, ma può diventare una risorsa preziosa quando il problema è un difetto di riparazione dell’epitelio corneale. Quanto prima si identifica la causa del mancato recupero, tanto maggiori sono le possibilità di proteggere la vista e ridurre il ricorso a procedure più invasive».
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Se hai una secchezza oculare severa, una lesione corneale che non guarisce o una diagnosi di cheratite cronica, è importante programmare una valutazione specialistica. Presso il Centro Uveiti Milano, il Professor Giulio Maria Modorati esegue controlli dedicati alla superficie oculare per individuare il percorso diagnostico più appropriato e valutare se esistano indicazioni a terapie specialistiche mirate.
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Domande frequenti sul collirio all’insulina per la cornea
Il collirio all’insulina cura la secchezza oculare?
Non è una terapia generica per la secchezza oculare comune. Può essere valutato in casi selezionati di danno della superficie oculare, soprattutto quando è presente una lesione corneale persistente o una cheratite neurotrofica.
Serve la prescrizione dell’oculista?
Sì. Il collirio all’insulina deve essere prescritto dallo specialista e preparato da una farmacia galenica qualificata, perché concentrazione, sterilità e conservazione sono aspetti fondamentali.
È adatto a tutti i pazienti?
No. È un’opzione specialistica per casi selezionati. La decisione dipende dalla diagnosi, dalla gravità della lesione, dalla risposta alle terapie precedenti e dalle condizioni generali del paziente.
Riferimenti bibliografici
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- Scripcă, R., Istrate, S., Ungureanu, E., Oprea, Ș., Anton, N., Boruga, M., Moga, M. A., & Onofrei, A.-G. (2025). The Therapeutic Potential of Insulin Eye Drops in Neurotrophic Keratopathy: A Comprehensive Review. Biomedicines, 13(7), 1657. Revisione aggiornata sul potenziale terapeutico del collirio all’insulina nella cheratopatia neurotrofica, con analisi dei meccanismi d’azione, dei risultati clinici e della necessità di studi randomizzati più ampi per definire dosaggi ottimali e sicurezza a lungo termine. Disponibile su DOAJ.
Disclaimer medico-legale. Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la visita, la diagnosi o la prescrizione di un medico specialista. Il collirio all’insulina è una preparazione galenica magistrale che deve essere prescritta dall’oculista e preparata da una farmacia qualificata secondo procedure idonee a garantire sterilità, corretta concentrazione e adeguata conservazione. Non deve essere acquistato, preparato o utilizzato autonomamente dal paziente.
Le evidenze scientifiche disponibili sul suo impiego nelle patologie della superficie oculare sono promettenti, ma non definiscono ancora un protocollo universalmente standardizzato per concentrazione, frequenza di somministrazione, durata del trattamento e criteri di selezione dei pazienti. L’indicazione deve quindi essere valutata caso per caso, tenendo conto della diagnosi, della gravità della lesione corneale, delle terapie già effettuate, delle condizioni generali del paziente e del rapporto beneficio/rischio.
L’eventuale utilizzo del collirio all’insulina può rientrare in ambiti specialistici e, a seconda del contesto regolatorio e della formulazione, può configurarsi come impiego non convenzionale o non previsto dalle indicazioni standard dei prodotti insulinici disponibili in commercio. Per questo motivo richiede sempre prescrizione medica, consenso informato quando appropriato, preparazione galenica controllata e monitoraggio clinico.
In presenza di dolore oculare, peggioramento della vista, arrossamento intenso, secrezione, fotofobia, trauma, uso di lenti a contatto con sintomi persistenti o sospetta ulcera corneale, è necessario rivolgersi tempestivamente a un oculista o a un servizio di pronto soccorso oftalmologico. Non interrompere, modificare o iniziare terapie oculari senza indicazione medica.