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Occhio secco, infiammazione oculare e citochine Low Dose

Occhio secco, infiammazione oculare e citochine Low Dose

L’occhio secco non è soltanto una carenza di lacrime: è una malattia multifattoriale della superficie oculare in cui instabilità del film lacrimale, iperosmolarità, infiammazione e, in alcuni casi, coinvolgimento dei nervi corneali possono alimentarsi a vicenda [1,2]. Per il paziente, questo si traduce spesso in bruciore, sensazione di sabbia negli occhi, arrossamento, fastidio alla luce e vista intermittentemente appannata. In questo scenario si parla talvolta anche di Low Dose Medicine e di preparazioni omeopatiche a base di mediatori biologici. Per capire quale spazio possano avere, senza enfasi e senza pregiudizi, la giornalista Francesca Marotta intervista il Prof. Giulio Maria Modorati, specialista in oftalmologia, esperto di uveite e occhio secco e fondatore del Centro Uveiti Milano.

L’intervista si sviluppa su tre livelli: le evidenze scientifiche sull’occhio secco, il razionale teorico delle citochine Low Dose e ciò che può rientrare, con prudenza, nell’esperienza clinica o nella scelta accessoria del singolo paziente. Le terapie complementari non devono sostituire diagnosi e cure validate, e il collirio omeopatico citato può essere discusso solo come eventuale supporto, senza attribuirgli effetti non dimostrati.

Intervista al Prof. Giulio Maria Modorati

Professor Giulio Maria Modorati

Interleuchine e occhio secco: che cosa sappiamo 

Professore, partiamo dalle basi: che cosa sono le interleuchine e perché se ne parla anche quando si affronta il tema dell’occhio secco?

Prof. Giulio Maria Modorati: «Le interleuchine sono citochine, cioè molecole che il sistema immunitario utilizza per far comunicare le cellule tra loro. Alcune favoriscono l’infiammazione, altre contribuiscono a limitarla. In termini semplici, funzionano come messaggeri biologici: indicano alle cellule immunitarie quando attivarsi, quando ridurre la risposta infiammatoria e quando contribuire a ristabilire un equilibrio.

Alcune preparazioni omeopatiche si richiamano al principio della Low Dose Medicine e propongono l’impiego di citochine o interleuchine a dosaggi estremamente bassi. Il razionale teorico è modulare alcuni segnali immunitari; tuttavia, un razionale biologico non equivale a una prova di efficacia clinica. Gli studi su IL-20, IL-1 e IL-2 confermano l’interesse scientifico per i mediatori immunitari nell’occhio secco, ma non dimostrano che preparazioni omeopatiche commerciali siano efficaci per questa malattia [3–5]».

Infiammazione e occhio secco

In che modo l’infiammazione entra nel meccanismo dell’occhio secco?

Prof. Giulio Maria Modorati: «L’occhio secco nasce spesso da un circolo vizioso. Se la lacrima è scarsa o evapora troppo rapidamente, diventa più concentrata e meno stabile. Questa condizione, chiamata iperosmolarità, irrita la superficie oculare e può attivare l’infiammazione. L’infiammazione, a sua volta, peggiora la qualità del film lacrimale e mantiene il disturbo nel tempo [1,2].

Per questo, nelle forme persistenti, non basta sempre “aggiungere lacrime artificiali”: occorre capire se sono presenti blefarite, disfunzione delle ghiandole di Meibomio, malattie autoimmuni, uso cronico di farmaci o altri fattori che mantengono attivo il processo infiammatorio».

Evidenze scientifiche e limiti delle citochine Low Dose 

Molti pazienti cercano soluzioni “dolci” o complementari. Le citochine low dose possono essere utili nell’occhio secco?

Prof. Giulio Maria Modorati: «La risposta deve essere serena ma molto chiara. Dal punto di vista della medicina basata sulle evidenze, oggi non disponiamo di studi clinici controllati, ampi e solidi che dimostrino l’efficacia specifica di queste preparazioni omeopatiche nella malattia dell’occhio secco. La letteratura disponibile riguarda soprattutto i meccanismi dell’infiammazione e alcuni bersagli immunitari studiati in ambito sperimentale o farmacologico, non l’efficacia clinica del collirio omeopatico citato [3–5]. Per questo non va presentato come una cura, né come alternativa ai trattamenti validati nei casi moderati o severi.

Questo non significa che tali prodotti vadano esclusi a priori. Significa, però, che la loro eventuale collocazione appartiene alla valutazione clinica individuale, non alla prova scientifica generale. In alcuni pazienti possono essere discussi come supporto accessorio, soprattutto quando il quadro clinico è lieve, stabile e già correttamente inquadrato. Se usati correttamente e sotto indicazione medica, questi prodotti hanno in genere un profilo di tollerabilità favorevole; tuttavia, vanno collocati con sereno distacco: possono accompagnare un percorso, non sostituirlo».

L'importanza di consultare lo specialista

Quindi il punto non è rifiutare o accettare questi prodotti in modo ideologico, ma collocarli correttamente?

Prof. Giulio Maria Modorati: «Esattamente. In medicina non è utile ragionare per slogan, né in senso favorevole né in senso contrario. Un prodotto omeopatico può avere un profilo di tollerabilità generalmente favorevole e può essere percepito dal paziente come un aiuto. Questo, però, non equivale a una prova di efficacia. La distinzione tra un prodotto ben tollerato e un trattamento capace di modificare la malattia deve restare molto netta.

È importante anche evitare l’autogestione. Anche quando si parla di prodotti ben tollerati o di approcci complementari, il paziente non dovrebbe modificare da solo le terapie prescritte, né usare preparazioni non pensate per l’uso oculare come se fossero colliri. Il punto centrale resta sempre la diagnosi: prima si capisce quale tipo di occhio secco è presente, poi si decide che cosa ha senso utilizzare».

Diagnosi precoce e inquadramento specialistico 

Sul portale Uveiti.it lei insiste spesso sulla necessità di una diagnosi precisa. Perché questo passaggio è così importante nell’occhio secco?

Prof. Giulio Maria Modorati: «Perché “occhio secco” è un nome semplice per una condizione complessa. Esistono forme prevalentemente evaporative, spesso legate alle ghiandole di Meibomio; forme da ridotta produzione lacrimale, talvolta associate a malattie autoimmuni; e forme miste. Inoltre, alcuni pazienti hanno sintomi intensi anche quando i segni clinici sembrano modesti, per il possibile coinvolgimento dei nervi della cornea.

Per impostare una terapia corretta occorre valutare il film lacrimale, la superficie oculare, le palpebre, le ghiandole di Meibomio e il livello di infiammazione. Solo dopo questa valutazione si può decidere se servano sostituti lacrimali, trattamenti sulle palpebre, farmaci antinfiammatori, immunomodulatori, modifiche ambientali o, in casi selezionati, un supporto complementare».

Occhio secco, infiammazione e terapie complementari: cosa deve sapere il paziente 

Qual è il messaggio più importante per un paziente che legge online informazioni su occhio secco, infiammazione e terapie complementari?

Prof. Giulio Maria Modorati: «Il messaggio è di non procedere per tentativi. L’occhio secco non va banalizzato, perché può ridurre molto la qualità della vita e, nei casi più importanti, coinvolgere la cornea. Le terapie complementari non devono mai ritardare una diagnosi né sostituire cure con efficacia dimostrata quando queste sono necessarie.

Il percorso più sicuro è partire da una visita specialistica, identificare il tipo di occhio secco e costruire un piano personalizzato. In alcuni pazienti potrà essere sufficiente migliorare la lubrificazione e la funzione palpebrale; in altri sarà necessario controllare l’infiammazione con terapie specifiche. Solo alla fine di questo ragionamento clinico si può eventualmente discutere, con prudenza e senza attribuire effetti non dimostrati, dell’uso accessorio di un prodotto complementare.

Guna Interleukin® può essere eventualmente discusso come prodotto accessorio all’interno di un percorso già definito. Questa è una considerazione clinica prudenziale, non una conclusione di efficacia documentata. Va quindi presentato con precisione: una possibilità complementare priva, allo stato attuale, di evidenze scientifiche solide sulla sua efficacia specifica nell’occhio secco [3–5]. Il suo impiego non deve creare aspettative terapeutiche né distogliere dall’inquadramento diagnostico e dai trattamenti con efficacia dimostrata».

La citazione del prodotto ha finalità informativa e non promozionale.

I segnali da tenere sotto controllo

Quando chiedere una valutazione specialistica?

Prof. Giulio Maria Modorati: «Se bruciore, secchezza, arrossamento o sensazione di corpo estraneo non migliorano con i trattamenti abituali, una visita oculistica può aiutare a individuare le cause del disturbo e a definire un percorso terapeutico personalizzato».

VALUTAZIONE SPECIALISTICA DELLA SUPERFICIE OCULARE

Se hai una secchezza oculare severa, una lesione corneale che non guarisce o una diagnosi di cheratite cronica, è importante programmare una valutazione specialistica. Presso il Centro Uveiti Milano, il Professor Giulio Maria Modorati esegue controlli dedicati alla superficie oculare per individuare il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato.

Richiedi una valutazione specialistica della superficie oculare presso il Centro Uveiti Milano.

DOMANDE FREQUENTI SULL’OCCHIO SECCO

L’occhio secco può dipendere dall’infiammazione?

Sì, in molte forme persistenti l’infiammazione della superficie oculare contribuisce a mantenere i sintomi.

Le citochine low dose curano l’occhio secco?

No. Allo stato attuale non esistono prove solide che dimostrino l’efficacia di preparazioni omeopatiche commerciali nell’occhio secco.

Quando è utile una visita specialistica?

È consigliabile quando bruciore, secchezza o arrossamento persistono nonostante i trattamenti abituali.

Riferimenti bibliografici essenziali

  1. Craig JP, Nichols KK, Akpek EK, et al. TFOS DEWS II Definition and Classification Report. Ocular Surface. 2017;15(3):276–283. doi:10.1016/j.jtos.2017.05.008.
  2. Bron AJ, de Paiva CS, Chauhan SK, et al. TFOS DEWS II Pathophysiology Report. Ocular Surface. 2017;15(3):438–510. doi:10.1016/j.jtos.2017.05.011.
  3. Wang HH, Chen WY, Huang YH, et al. Interleukin-20 is involved in dry eye disease and is a potential therapeutic target. Journal of Biomedical Science. 2022;29:36. doi:10.1186/s12929-022-00821-2.
  4. Amparo F, Dastjerdi MH, Okanobo A, et al. Topical interleukin 1 receptor antagonist for treatment of dry eye disease: a randomized clinical trial. JAMA Ophthalmology. 2013;131(6):715–723. doi:10.1001/jamaophthalmol.2013.195.
  5. Liu Y, Sun Z, Lan Q, et al. Topical application of low-concentration IL-2 enhances Treg function and plays anti-inflammatory roles in experimental dry eye disease. Ocular Surface. 2026;42:1–15. doi:10.1016/j.jtos.2026.06.012.

Le informazioni contenute in questa intervista hanno finalità esclusivamente divulgativa e non sostituiscono una visita specialistica, una diagnosi o un’indicazione terapeutica personalizzata. Qualsiasi trattamento per l’occhio secco o per altre condizioni infiammatorie oculari deve essere valutato da un medico in base alla diagnosi, alla gravità del quadro clinico, alla storia del paziente e all’eventuale presenza di altre patologie oculari o sistemiche. Il lettore non dovrebbe iniziare, sospendere o modificare terapie prescritte senza aver consultato il proprio medico oculista.

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