Quando arriva una diagnosi di uveite, è normale avere domande. L’uveite è un’infiammazione dell’occhio che può rendere la vista offuscata e, in alcuni casi, può tornare nel tempo. Il cortisone è spesso una cura importante perché aiuta a ridurre l’infiammazione e a proteggere retina e macula. La macula è la parte centrale della retina che serve per leggere, guidare e vedere i dettagli. In alcuni casi il cortisone può essere inserito direttamente nell’occhio con piccoli impianti intravitreali, che rilasciano il farmaco lentamente. In alcune persone, però, il cortisone può far salire la pressione dell’occhio. Questo aumento si chiama ipertono oculare. Non sempre dà sintomi, ma può essere scoperto con una semplice misurazione durante la visita oculistica [1,7,8]. Francesca Marotta intervista il Prof. Giulio Maria Modorati che spiega come riconoscere l'ipertono oculare da cortisone nelle uveiti e come proteggere la vista.
I punti chiave dell'intervista
- Il cortisone può aiutare a spegnere l’infiammazione causata dall’uveite.
- In alcune persone può far salire la pressione dell’occhio, spesso senza dolore o altri segnali.
- Per questo è importante misurare la pressione oculare durante la cura.
- Gli impianti intravitreali rilasciano il farmaco direttamente dentro l’occhio, vicino alla retina.
- Con controlli regolari, il rischio di ipertono può essere riconosciuto e trattato in tempo.
Intervista al Prof. Giulio Maria Modorati

Professore, perché il cortisone può diventare un rischio per chi ha un’uveite?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Il cortisone serve a ridurre l’infiammazione e spesso è molto utile nelle uveiti. In alcune persone può però far salire la pressione dentro l’occhio. Questo non significa che il cortisone sia da evitare. Significa che deve essere usato con controlli regolari. Il rischio è più alto in chi ha già glaucoma, pressione oculare alta, familiarità per glaucoma o deve fare terapie ripetute. Poiché la pressione alta spesso non dà dolore né altri disturbi, misurarla è il modo più sicuro per accorgersene in tempo [1,2]».
Perché la pressione sale?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Dentro l’occhio c’è un liquido naturale che deve uscire e rinnovarsi. Il trabecolato funziona come un piccolo filtro di scarico. Gli steroidi possono rendere questo filtro meno efficiente. Se il liquido esce con più difficoltà, la pressione dell’occhio aumenta. È un meccanismo conosciuto e può avvenire senza sintomi [2,3]».
I colliri cortisonici restano un problema frequente?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Sì. I colliri cortisonici sono molto utili, ma non dovrebbero essere usati a lungo senza controllo medico. Il problema nasce quando la terapia viene prolungata o ripetuta senza misurare la pressione oculare. In alcuni pazienti il rialzo può comparire dopo poche settimane [1]».
Che ruolo hanno gli impianti intravitreali?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Sono piccoli dispositivi inseriti dentro l’occhio. Rilasciano il cortisone lentamente vicino alla retina. Il desametasone intravitreale ha un effetto più breve; il fluocinolone acetonide intravitreale dura più a lungo. Possono essere utili nelle uveiti e in alcune malattie della retina, ma richiedono controlli della pressione oculare [4,5,7,8,9,10]».
In quali uveiti sono indicati?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Sono usati soprattutto nelle uveiti non infettive che interessano la parte posteriore dell’occhio: uveiti posteriori, intermedie o panuveiti. In questi casi l’infiammazione può colpire retina e macula e ridurre la vista. L’impianto porta il farmaco direttamente dove serve e può ridurre la necessità di cortisone per bocca o di altre terapie generali [7,8]».
Che risultati si ottengono nelle uveiti?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Con il desametasone intravitreale molti pazienti hanno meno edema maculare, cioè meno gonfiore della macula, e possono vedere meglio nei primi mesi. In uno studio, lo spessore medio della fovea è sceso da 386 a circa 288 micrometri dopo un mese. In un altro studio, circa un paziente su cinque ha guadagnato almeno 15 lettere nella lettura dell’ottotipo dopo 2 mesi [7,8]».
E il fluocinolone acetonide?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Il fluocinolone acetonide intravitreale è indicato quando serve un controllo più lungo dell’infiammazione. Negli studi ha ridotto le recidive, cioè le riacutizzazioni dell’uveite. A 12 mesi le recidive sono state osservate nel 38% degli occhi trattati, contro il 98% del gruppo di controllo. A 36 mesi gli studi confermano meno recidive e minore bisogno di terapie aggiuntive [9,10]».
Quali effetti collaterali vanno spiegati al paziente?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Gli effetti collaterali più importanti da conoscere sono due: aumento della pressione dell’occhio e cataratta. La cataratta è l’opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell’occhio. È importante conoscere questi rischi, ma senza allarmarsi. Se la pressione sale e viene scoperta presto, spesso può essere controllata con colliri specifici. Con il desametasone intravitreale, in una serie di pazienti, l’8% degli occhi ha avuto bisogno di colliri per abbassare la pressione [7]. Con il fluocinolone acetonide intravitreale, a 36 mesi, la pressione è salita oltre 25 mmHg nel 23,8% degli occhi e oltre 30 mmHg nel 16,8% [12]. Il controllo nel tempo serve proprio a rendere la cura più sicura».
Quindi il messaggio non è evitare questi trattamenti, ma usarli con consapevolezza?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Esatto. Il messaggio per i pazienti è chiaro: non bisogna rinunciare al cortisone quando serve, ma usarlo con un piano di controllo. Nelle uveiti può essere decisivo per ridurre infiammazione, recidive ed edema maculare. La sicurezza nasce da tre passaggi: scegliere bene il paziente, spiegare benefici e rischi, controllare la pressione prima e dopo il trattamento [7,8,9,10,12]».
Prima di iniziare una terapia steroidea, che cosa dovrebbe chiedere o controllare l’oculista?
Prof. Giulio Maria Modorati: «L’oculista deve misurare la pressione dell’occhio, valutare il nervo ottico e controllare l’angolo dell’occhio. Deve anche chiedere se il paziente ha familiarità per glaucoma, miopia elevata, precedenti rialzi pressori da cortisone o uso frequente di steroidi. Se il rischio è più alto, i controlli devono essere più ravvicinati [1,6]».
Se la pressione sale, qual è il percorso terapeutico?
Prof. Giulio Maria Modorati: «Prima di tutto si valuta se ridurre, sospendere o sostituire il cortisone. Se la pressione resta alta, si usano colliri specifici per abbassarla. Nei casi più difficili possono servire laser o chirurgia. L’obiettivo è doppio: controllare l’uveite e proteggere il nervo ottico [1,4,6]».
Cosa ricordare
- Il glaucoma da steroidi è una causa prevenibile di danno glaucomatoso se identificata precocemente [1,2].
- Gli impianti intravitreali rilasciano corticosteroidi direttamente nell’occhio e sono utili nelle uveiti non infettive del segmento posteriore, soprattutto quando l’edema maculare compromette la vista [7,8,9,10].
- Il desametasone intravitreale può migliorare vista e spessore maculare già nei primi mesi, ma richiede controlli della pressione intraoculare [7,8].
- Il fluocinolone acetonide intravitreale offre un controllo più prolungato dell’infiammazione e può ridurre le recidive, ma aumenta il rischio di cataratta e rialzo pressorio [9,10,12].
- La prevenzione passa da selezione del paziente, informazione chiara, controlli programmati e collaborazione tra specialista uveiti-retina e specialista glaucoma [1,6].
Hai un’uveite o stai usando cortisone?
Se hai un’uveite o stai usando cortisone, è normale avere domande. Parlane con il tuo oculista e chiedi quando controllare la pressione dell’occhio. Su uveiti.it trovi informazioni semplici e affidabili per capire meglio l’uveite, le terapie e gli esami utili. Misurare la pressione dell’occhio prima e dopo la cura è un controllo rapido, ma molto importante: aiuta a usare il cortisone in modo più sicuro e a proteggere la vista nel tempo.
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